L'altra Napoli
"Mi avevano detto che Napoli e i napoletani erano peggiori di altre città e comunità, e ho capito che non erano peggiori, erano solo diversi. Ho capito dopo che se avessi detto perchè e in che cosa erano diversi sarei caduto nella semplificazione e nella menzogna". Infatti, Silvio Perrella, autore palermitano di Giùnapoli (Neri Pozza, pp.186, 15euro), non cerca d'interpretare la città, la legge, stabilisce un contatto attraversandola "l'importante è fissare un punto di riferimento". Il mare è quel riferimento che come Napoli non ha un colore definito, ma muta a seconda delle relazioni con ciò che la circonda.
Il loro primo incontro è quello tra un ragazzino proveniente da un paesino nel catanese e una vera e propria metropoli, quindi, non può che essere uno scontro violento fatto dei suoni di un dialetto duro e ancora indecifrabile, di un traffico inestricabile, degli scoppi dei fuochi di mezzanotte. Ne seguiranno altri filtrati dallo sguardo di scrittori napoletani come Anna Maria Ortese e Raffaele La Capria: attraverso loro Napoli svelerà il suo profilo verticale di stratificazioni sociali, di una piccola borghesia che cerca d'ingoiare la grande plebe, di una Storia sconfitta dalla Natura e che ristagna dalla fallita rivoluzione del 1799, di un'identità ormai soltanto recitata.
Ciò che Perrella si propone di fare è "connettere il su con il giù e viceversa" e a poco a poco, in queste discese e salite, fughe e ritorni, da straniero diventa napoletano: difende la sua città-madre da chi scappa via, da chi la critica con un banale "Napoli fa schifo". Lui ne è attratto e, come tutti quelli che restano, non sa perchè: abitudine "certo che a Napoli bisogna abituarsi, ma ci si abitua a lei solo se la si ama" .
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